IL BORGO

Neive, il borgo

Dal 2004 uno dei borghi più belli d'Italia, situato nella "core zone" del territorio patrimonio dell'Unesco e bandiera arancione del Touring Club.

Incantevole è il centro storico di Neive, in posizione panoramica sulle vigne circostanti, avvolto ad anelli intorno all’antico ricetto medievale, con le case dai tetti rossi addossate le une sulle altre. Meritano indubbiamente una visita la confraternita di San Michele, a croce greca, del XVII secolo e la parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, con un bel campanile cinquecentesco.

 

Un po' di storia

 

Neive è stato abitato fin dal Neolitico, circa 5000 anni fa. Il suo territorio, occupato da fitti boschi e ricco di acque, fu invaso dai Liguri che vi si stanziarono, tenendo testa alle genti galliche, fino all'arrivo dei Romani, intorno al II secolo a.C.

Neive era attraversata dalla Via Aemilia, fatta costruire nel 109 a.C. dal console Scauro, per collegare Acqui con Alba; il paese deve il proprio nome ad una nobile famiglia romana, la "gens Naevia" o "Naevii", della quale fu possedimento.

Le vicende storiche di Roma antica non ebbero qui che una lontana eco, essendo questa terra di confine; tuttavia nei primi secoli dopo Cristo non erano infrequenti le scorribande dei barbari. Dopo la caduta dell'Impero romano d'occidente, nel V secolo, il territorio fu invaso dai Sarmati che vi restarono fino all'arrivo dei Longobardi nel VI secolo.

Sotto l'impero di Carlo Magno, il paese fu ceduto come feudo.Alla caduta del Sacro romano impero, arrivarono gli Ungari e poi i Saraceni.

A quest'epoca risale la costruzione del primo castello fortificato, oggi scomparso.

Neive e l'albese furono liberati da Ottone I di Sassonia intorno alla fine del X secolo; a questo periodo risale l'istituzione della "cella Nevigiensis", un Monastero benedettino che dipendeva dall'abbazia di Santa Croce in Mortara (AL), del quale resta oggi solo la Torre campanaria di stile romanico.

Sappiamo che, tra i secoli XI e XIII, il feudo neivese fu diviso tra alcuni Signori locali, in particolare i De Revello; si diede statuto di Comune intorno all'anno 1190 e seguì nelle loro vicende ora il Comune di Alba ora quello di Asti tra i quali era diviso, nonché le continue lotte tra le due città eterne rivali.

Nel 1274, a causa di una lite tra Asti ed Alba, il castello di Neive fu preso d'assalto e distrutto per dispetto. Nel XIV secolo Alba ed Asti furono dilaniate dalle lotte tra guelfi e ghibellini: nel 1387 Neive seguì Asti sotto la Signoria di Giangaleazzo Visconti, divenendo dote della figlia di lui Valentina che andò sposa al Duca d'Orléans.

Rimase così fino al 1512; in seguito fu dominio di Francesco I, di Carlo V di Spagna e, nel 1530, passò a Carlo III di Savoia. Dal 1560, dopo circa 17 anni di usurpazione francese, tornò nelle mani dei Savoia, con Emanuele Filiberto e suo figlio Carlo Emanuele I.

Nel 1618, sotto il suo regno, Neive divenne feudo assegnato al conte Vittorio Amedeo Dal Pozzo, già Marchese di Voghera Vittorio Amedeo dal Pozzo che assunse il titolo di primo conte di Neive.

L'ultima contessa di Neive, Maria Vittoria, andò in sposa al figlio secondogenito del primo Re d'Italia Vittorio Emanuele II, diventando per un breve periodo anche regina di Spagna.

Con Casa Savoia, Neive, seguì le sorti del regno fino alla costituzione della Repubblica Italiana.

 

Neive oggi

 

Il centro storico conserva un impianto medievale che si addensa nella parte alta ove rimangono alcune vestigia del ricetto, anche se l'antico castello andò precocemente distrutto nel 1276, nel corso di una delle tante guerre tra loro i Comuni di Asti ed Alba. Dell'antico borgo si è mantenuta l'atmosfera in virtù dalle tortuose stradine acciottolate che si dispongono ad anelli attorno alla sommità dell'altura o che salgono verso la Torre dell'Orologio (XIII secolo), simbolo dell'antica municipalità.

Il cuore del borgo è rappresentato da Piazza Italia: quasi un salotto settecentesco nel quale si affacciano soprattutto le sedi amministrative del paese. Si nota subito un palazzo bianco - l'antico Palazzo del Municipio - con archi e lesene slanciate, che reca in alto, sotto l'orologio, un vistoso stemma comunale.

Gli uffici del Comune trovano oggi posto, dall'altro lato della piazza, in un elegante edificio con la facciata in mattoni a vista, Palazzo Borgese (casa natale dell'architetto neivese Giovanni Antonio Borgese la cui qualità artistica è riconoscibile in molte delle settecentesche dimore nobiliari e chiese del borgo)

 

Altre memorie storiche sono rappresentate dai numerosi eleganti palazzi in cotto:

La Casaforte dei Conti Cotti di Ceres, fatta costruire nel XIII secolo da una famiglia di banchieri nei pressi della Torre Orologio; in essa Francesco Cotti scrisse (fine XVII secolo) uno dei più antichi testi piemontesi sulla coltivazione della vite;

Il Palazzo della contessa Demaria (XVI secolo), posto nei pressi della porta San Rocco, poco discosto dalla quale si trova anche l'elegante settecentesco Palazzo Bongioanni Cocito.

Il Palazzo dei Conti di Castelborgo (XVIII secolo), dimora signorile che ospita una azienda vinicola; attigui al palazzo sono i Giardini Conti di Castelborgo (un tempo assai più vasti e curati) ai quali si accede attraverso un elegante ingresso ad archi e colonne binate.

 

Tra gli edifici religiosi – a parte le chiesette di San Rocco e di San Sebastiano, poste ai margini del borgo, quasi guardiani della salute pubblica – si devono menzionare:

La chiesa dell'Arciconfraternita di San Michele, realizzata nella seconda metà del Settecento dall'architetto neivese Giovanni Antonio Borgese [4]. Vista dalla piazzetta antistante, la chiesa appare, per motivi di spazio, schiacciata nella parte anteriore rispetto alla parte absidale; essa si caratterizza per la forte spinta ascensionale della facciata in cotto di gusto barocco, resa più evidente della cupola e del campanile; l'interno, a croce greca, si connota per la sua elegante semplicità neo classica. Notevole, all'interno, l'organo collocato in tribuna, attribuibile all'organaro svizzero Caspar Langenstein (1630).

La Chiesa parrocchiale dei Ss. Pietro e Paolo, edificata nel 1750 su progetto di Francesco Gallo. La facciata neo classica si caratterizza per la ripartizione in lesene che lasciano indovinare la sua struttura a tre navate e per l'elegante frontone; all'interno si trova, tra le altre opere, un coro ligneo di notevole pregio.

 

 

 

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